Cristianini Nello, Machina sapiens; l'algoritmo che ci ha rubato il segreto della conoscenza, il Mulino 2024.

Un libro che fa una galoppata nei quesiti più reconditi dell'intelligenza artificiale.

Più spesso fa riferimento al

pensiero di Alan Turing.

Ci sarà un giorno in cui le macchine saranno più intelligenti?, di noi, si intende.

Il titolo stesso dà già una risposta precisa, machina sapiens: lo strumento di cui non conosciamo nel profondo i processi e non riusciamo a immaginare se non attraverso fantascienza gli esiti e che nel giro di pochi anni ha dato risultati sorprendenti.

Sono infatti solo 7 anni gli anni da quando è stato presentato Transformer.

Adatto a produrre giochi si è rivelato il processo attraverso il quale l'intelligenza artificiale ha raggiunto dimensioni impressionanti e impensabili.

Solo nel 2020 è stato presentato l'articolo che è alla base di GPT-3. Oggi questa è archeologia perché il mondo sta procedendo in un modo così veloce che diventa chiaro per tutti cercare di impossessarci dei nuovi linguaggi per evitare di esserle scavalcati sorprendentemente.

Nel 2022 molti di noi rimasero colpiti nel vedere Lamda che veniva scambiato, da una persona competente, come un partner riflessiva, affidabile e piacevole. Ne feci girare tra gli amici una presentazione video: sembrava avvenirismo. Anche questo oggi è banale, archeologia tant'è che Google che è il produttore di Lambda lo ha sostituito con Bard.

La storia ci scorre sotto i nostri piedi. Davanti a noi introduce sistemi sempre più potenti in una competizione fra grandi imprese che lascia abbacinati e che impedisce alle persone di avere il tempo di apprendere e di adattarsi.

Non c'è nessun segnale che posso far pensare che si stia per rallentare; anzi l'accelerazione è in corso.

Lo scrittore americano Lovercraft diceva “il sentimento più forte e più antico dell'animo umano e la paura; la paura più grande è quella dell'ignoto” ed è questo quello che stiamo affrontando davanti a delle macchine che non riusciamo a comprendere e temiamo di non riuscire più a controllare.

Da lì l'esigenza di introdurre degli strumenti di regolamentazione che tuttavia è molto difficile potere anche solo immaginare dato il polimorfismo delle novità che le scienze dell'informazione stanno producendo.

Si è tra l'altro sviluppato una faglia fra le generazioni nate nell'epoca digitale, cioè a partire dai primi anni del 2000 (Steve Jobs presentò il primo Iphone, smartphone sempre connesso, il 9 gennaio 2007) e coloro i quali invece precedentemente utilizzavano altri strumenti.

Per i primi l'uso degli strumenti informatici è quotidianità, protesi naturale, per gli altri è l’arrivo a un nuovo linguaggio.

Il fatto che i 2 linguaggi, della tradizione, diciamo, e della modernità siano così differenti provoca un gap intergenerazionale.

L'atteggiamento punitivo di restrizione d’uso della tecnologia ha il sapore del luddismo.

Non esiste altra possibilità che quella di tuffarsi nel nuovo, di imparare al meglio l'uso degli strumenti informatici e, speriamo, anche dei criteri con cui essi sono costruiti, in modo da potere, non solo dialogare con essi, ma di sentirsi con essi a proprio agio.

Ci si chiede se l’intelligenza delle macchine potrebbe superare quella umana non in generale ma in compiti specifici e spesso questi dipendono del fatto che la macchina può accedere a quantità di esperienza ovvero di dati (memoria e capacità di calcolo) sovra umane.

Consiglio vivamente di leggere questo libro; consiglio di farlo dopo avere trovato l'equilibrio dentro di sé con dei profondi respiri per potersi tuffare dentro al mondo che ci sta avvolgendo e di cui non possiamo essere né estranei né ostili né isolati, ma neppure supponenti, data la vastità di strumenti a disposizione e la grande capacità di superarci in molti ambiti e l'intelligenza.

Rimangono a noi umani compiti come la curiosità, il desiderio della scoperta, la creatività nel senso di pensiero divergente di fronte a situazioni ignote, quelle su cui non ci sono ancora dati; quindi la capacità di pensare anche l'impensabile. Questa è la vera creatività che rimane all'essere umano.