Gabriella Ripa di Meana Tempi di guerra; un altro ascolto, casa editrice Astrolabio, 2024
Mai generalizzare.
E’ ben vero che il mondo che stiamo vivendo è accelerato dalla comunicazione continua e distratto da una serie di segnali e stimoli che si succedono con tale rapidità da impedirne anche la accoglienza e la comprensione, figurarsi la attendibilità. E’ per questo che molte fake-news girano incontrollate.
C'è chi vi vede un pressapochismo crescente che
accompagna un inebetimento delle popolazioni sempre più sprovvedute, lontane dalla cultura; sempre più quindi manipolabili da parte di poteri maligni. Vi è una grande penuria di spirito critico. Vi è il desiderio di superare una situazione così ansiogena attraverso la polarizzazione, cioè la costruzione di identità sempre più barricate e che si vorrebbe possiedano la verità.
Eh sì che noi siamo il paese nel quale il grande Bruno De Finetti già nel 1934 scrisse ironicamente l'invenzione della verità .
Eppure il bisogno di rassicurazione spinge ad assumere identità che possono sembrare molto coartanti ma che finiscono con l'essere come un elmo che custodisce le menti smarrite .
Mai generalizzare, perché Gabriella Ripa di Meana, grande psicanalista, già socia fondatrice di Sisdca, psicoterapeuta lacaniana di fama, con la profondità che la contraddistingue, continua a porci una serie di interrogativi alla profondità dell'animo che vorrebbe essere scotomizzato dalla cultura del numero e della statistica; del cosiddetto buon funzionamento sociale soggetto al controllo dei poteri forti. Di coloro i quali, alcuni studi lo ipotizzano, stanno conducendo una guerra cognitiva: terrorismo per spaventare le popolazioni, per ridurle alla dipendenza, per generare in loro uno stato di insicurezza e di terrore che li spinga a chiedere risposte rassicuranti, possibilmente semplici, anzi semplicissime. Risposte che arrivano nella forma di ordini. Comandi che diventa sempre più oscuri e militarizzanti . Venti di guerra. Ovunque.
Ebbene mai generalizzare, perché Ripa di Meana interroga il nostro inconscio, quello che vorrebbe essere asfaltato dalla infodemia, quello che vorrebbe essere annullato dal comportamentismo “behavioristico”.
Cosa finisce nell'inconscio? Il rimosso. Lo scisso. L'indicibile. Il vergognoso. Il pauroso. L'elemento considerato improprio. Lo aperto. Che è bene però che stia separato, perché? così il controllato rimuove gli istinti e le passioni negative. Mette le catene alle parti negative umane. Per proteggerlo dalle sue azioni negative, lui stesso e la comunità che ha attorno. Ma là dove regna il buoi occorre portare la luce per fare dell'uomo un soggetto liberato. Nell'intelligenza, nella mente, dal tormento. Un pensiero libero senza più fardelli dell'inconscio. È possibile questa struttura illuministica o è utopia?
Con la cultura e la saggezza che la contraddistingue, sembra di sentire la sua voce tra le righe, Ripa di Meana chiede di prendere consapevolezza e assumersi la responsabilità per i nostri inconsci in cui si depositano gli indicibili, gli inconfessabili, gli elementi più difficili da gestire ma che pure si trasferiscono e erompono in azioni che diventano bellicose se non sono mentalizzati.
E sì che l'inconscio ci parla attraverso una serie di segnali verbali e non verbali, di lapsus, di atti mancati ma a cui la fretta e l’ignoranza danno poco ascolto creando in questo modo squilibri nella persona che finisce col galleggiare su un magma che gli è ignoto e che gli diviene avversario. A lui e alle persone che lo circondano, generalmente alla società .
Rendersi conto della impotenza mascherata con il delirio di potenza, con l'invidia e la gelosia, col tradimento, con il desiderio di rivalsa.
Rendersi conto di questi fenomeni che allignano In ogni essere umano miscelati col desiderio di immortalità che sfiora ognuno impedendogli di vedere la bellezza della vita che sorge, si rinnova e si auto organizza, come oggi dei neuroscienze dimostrano già nel percorso di embriogenesi e successivamente nella formazione di connessioni che appartengono a quelle scelte, spesso implicite, molte volte rimosse ma che riguardano gli equilibri soggettivi.
C'è bisogno di un altro ascolto che non è quello del rumore delle sbandierate news, ma che è quello del silenzio, del contatto con la propria intimità, del rispetto verso la propria complessità e quella degli altri.
C'è bisogno di una grande riforma dei processi di formazione e dei linguaggi in modo da dar voce a quella parte di umanità che è intrinseca ad ognuno e che va conosciuta per poter essere armonizzata con lo sviluppo delle risorse soggettive e con l'interesse delle comunità.
Un libro laico che nutre il dubbio e la ricerca, che stimola la conoscenza, che richiede il rispetto e l'ascolto. L'altro ascolto, quello della parte più profonda, difficile da raggiungere, difficile da dire ma che è essenziale parte di sé a cui va data voce. Per essere persone e cittadini interi.
(citazione: www.umbertonizzoli.it)