Intelligenza artificiale; pro o contro?
Lo stesso giorno appaiono due differenti posizioni rispetto alla intelligenza artificiale.
E il 30 marzo e leggi sul Domenicale un bell'articolo di Gilberto Corbellini, noto e di grande spessore filosofo della scienza, difensore delle evidenze scientifiche, parlare senza prendere distanze del libro di Richard Cytowic, Un cervello all'Età della pietra nell'Era degli schermi. Affrontare distrazione e ansia senza farsi travolgere, edito da Apogeo.
Corbellini fa sue le considerazioni dell'autore. L'uso degli strumenti dell'intelligenza artificiale danneggiano le competenze cognitive, relazionali e anche affettive delle persone che risultano disabili all'entrare in confidenza e identificazione con l'altro. Quindi rappresenta una grande minaccia allo sviluppo cognitivo dell'umanità. Ma anche emotivo e comportamentale: iper-sollecitati, si perde capacità di concentrazione e si diventa più ansiosi.
L'intelligenza artificiale va regolamenta, contenuta, imparata e limitata. Perché la ricaduta è un impoverimento della qualità delle persone umane.
Giuseppe Remuzzi invece sulla Lettura dello stesso giorno ha una posizione ben più morbida possibilista e incerta sul come si riversa sull’essere umano questo esplodere di novità, che ha bisogno di sedimentazione e di dati per poter essere commentato con buona ragione.
Tuttavia vede dagli annunci, che possono portare a un impoverimento delle competenze cognitive, ma vi è anche un allargamento delle conoscenze e della possibilità di fare esperienze prima impensabili.
Remuzzi, saggiamente a parere del sottoscritto, chiede di partecipare alla colata di esperienze innovative a cui assistiamo, ma di mantenere lo spirito critico ma aperto alle novità. Ben preparati a respingere le eventuali conseguenze dannose.
Nonostante si parli di intelligenza artificiale a ogni piè sospinto, Il parere del sottoscritto è che occorre ancora estrema prudenza per trarre conclusioni.
Occorre essre certo preoccupati per gli aspetti di impoverimento nella mappatura o nella mnemoica, ma anche curiosamente aperti nella capacità di trasmettere pensieri organici compiendo esperienze nuove.
Quindi in realtà mi sento molto più vicino in questo occasione al pensiero di Remuzzi.
No; non siamo fatti per essere digitali. Scrive il titolo di Gilberto Corbellini
Le nuove tecnologie sfidano la memoria , titola l'articolo. di Remuzzi
Cytowic R. Un cervello dell'Età della pietra nell'Era degli schermi. Affrontare distrazione e ansia senza farsi travolgere, Apogeo