Ogni giorno le persone sono sottoposte ad un bombardamento mediatico. Si susseguono notizie e contro-notizie, informazioni e contro-informazioni, derive e depistaggi, stimoli enormi che formano circuiti in cui orientarsi può diventare molto difficile e confondersi invece, molto facile.
La ricchezza comunicativa anziché trasformarsi in pane per il nutrimento della mente, può finire col confonderla, disorientarla. Troppi sono gli stimoli che la mente dovrebbe integrare; può faticare a farlo. Chi ha un po’ di sensibilità ma pochi strumenti integrativi allora è bene che si fermi, che cerchi di riprendere le fila del discorso per non finire vittima della babele che lo circonda.
Un grande e simpaticissimo neuropsichiatra infantile purtroppo deceduto da qualche mese aveva la sua ricetta. Si chiamava Michel Soulé, era parigino ed era venuto a Reggio Emilia varie volte: lo invitavo per tenere dei corsi di formazione. Le sue lezioni sulla epigenesi della mente e sull’attaccamento erano frequentatissime: univa dottrina, esperienza ed un coinvolgente humour. Raccontava usando le storie di caso come esempi delle teorie che esponeva, sapeva rendere le cose facili e chiare al punto che tutti sentivano allo stesso tempo di essere stati chiariti nei metodi e nei modi da adottare e di averlo sempre saputo. Era un socratico che sapeva che la logica non è fuori di te: è dentro e la puoi raggiungere se sai ascoltare, la sia filtrare e ne sai ripulire i processi dalle incrostazioni fatte da pregiudizi, da paure e da conflitti. Per mettere ordine nella confusione il metodo c’è. Diceva: quando devi affrontare un tema e vi è troppa confusione in giro, parti dalla definizione di quel tema stesso. Vai alle sue basi, vai al vocabolario.
Per fortuna disponiamo di ampi patrimoni di ricerca: basta saperli consultare.
Ed è così che facciamo ora su un tema che questa settimana ha giustamente occupato larga parte delle news. Non è mia intenzione commentare la tragica vicenda dell’avvocatessa Annibali: il suo coraggio e la voglia di riscatto che dimostra ne fanno una testimonial straordinaria di come ci si deve battere contro le brutali aggressioni messe in atto da uomini delinquenti che arrivano a mettere a pregiudizio la sopravvivenza e vogliono sfigurare quelle donne che dicono di avere amato. A lei riservo un simbolico saluto con l’augurio che la forza che dimostra la accompagni nelle diverse difficili prove che la vita le riserva: la sua energia è forza per tutte le donne e per tutti gli uomini che provano imbarazzo ad avere per compagni di genere figuri che compiono azioni così efferate.
Qui, in questa rubrica, riflettiamo sui fenomeni quindi riflettiamo sullo stalking.
Partiamo dalla definizione e ricorriamo ad una fonte tra le più autorevoli dal punto di vista scientifico, il Dipartimento di Giustizia degli US che ha affidato ad una task-force del CDC lo studio del fenomeno. Cosa è Stalking?
Lo stalking è un modello di comportamento fatto da ripetute e indesiderate attenzioni verso una persona specifica. Queste insistenti “attenzioni” possono avere le caratteristiche di molestie, di ricerca di contatto o di qualsiasi altra forma di condotta. Una persona dotata di normali capacità cognitive potrebbe provare paura a causa di queste “attenzioni”.
Ci sono quindi varie forme di stalking; esse possono includere:
continue e ripetute comunicazioni indesiderate, invadenti, e spaventose che lo stalker può fare per telefono, per posta o tramite e-mail. La vittima si difende, rifiuta, dice di cessare ma non conta; cambia numero del telefono, l’account, dice alla Posta di lasciare le lettere dirette a lei alla casella postale, ma non basta per fermare lo stalker;
spargere continui messaggi, facendo trovare ripetutamente e lasciando oggetti indesiderati: questi oggetti possono essere foto, video, lettere o anche regali o fiori. La vittima dice basta, ma lo stalker insiste nel trasmettere;
farsi trovare nelle vicinanze, casomai in posa o stare in attesa della vittima in svariati luoghi come potrebbero essere la casa, nei pressi della scuola, sul posto di lavoro o in un luogo di ricreazione. La vittima si sente perseguitata, non sa più dove andare, si fa accompagnare, teme di incontrare lo stalker. A volte rinuncia ad andare in certi luoghi, a volte vi è costretta ad andarvi ed immaginate con quale stato di animo;
lo stalker può lanciare anche minacce dirette ed aperte oppure più velate o indirette di danneggiare la vittima, gli eventuali suoi figli, i genitori, i parenti o gli amici. A volte potrebbe prendersela con animali domestici specie se la vittima vi è affezionata;
potrebbe danneggiare o minacciare di danneggiare le proprietà della vittima, il giardino, la casa, l’automobile. Trovarsi sistematicamente un graffio su una portiera dell’auto che si è dovuto lasciare parcheggiata o uno specchietto rotto può causare un’ossessione;
con le nuove tecnologie accade che lo stalker si scateni sulla rete: ecco allora che molesta la vittima attraverso internet;
può accadere che lo stalker pubblichi insistentemente informazioni diffamatorie o diffonda voci denigratorie sulla vittima usando internet oppure sparlandone in un luogo pubblico, o col vecchio metodo del diffondere zizzania di bocca in bocca;
ci sono stalker che perseguitano come se fossero sceriffi, aggressori camuffati simbolicamente da poliziotti che si danno da fare per ottenere informazioni personali sulla vittima accedendo a registri pubblici, utilizzando i servizi di ricerca su Internet o assumendo degli investigatori privati. Alcuni ripassano le immondizie della vittima per vedere se vi trovano oggetti che possano poi usare contro di lei; altri è come se navigassero al seguito della vittima ripercorrendo le strade e le relazioni che ella ha. Ad esempio contattano con degli stratagemmi gli amici della vittima per carpire qualcosa che possa poi colpire il loro bersaglio oppure circolano nell’ambiente di lavoro o tra i vicini di casa. Alcuni arrivano a contattare i familiari, gli zii, i cugini.
Insomma sono tante le fattispecie di stalking come tanti sono i tipi di stalker. Qualcuno fa sistematicamente una delle condotte descritte, qualche altro un’altra ancora e qualcuno le fa tutte. Una vera e propria asfissia per la vittima che compromette a volte in modo irrimediabile la qualità della vita della persona, ne danneggia la condizione psichica e fisica al di là del fatto che inoltre possa anche subire ferite fisiche.
Lo stalking è una forma grave di maltrattamento. Al minimo è causa di molestie all’equilibrio psichico e relazionale della vittima, ma può arrivare ad essere ferocemente distruttivo. Infatti è una condotta molesta che può arrivare all’omicidio suicidio. Evidentemente e giustamente lo stalking è fonte di attenzione per le forze dell’ordine e della Giustizia; ma è anche un problema psicologico.
Cosa rende tanto insistente lo stalker? Egli è mosso da un insopprimibile bisogno di possesso: la vittima è “cosa” sua. L’altra è ridotto a suo oggetto verso cui ha un attaccamento affettivo assoluto che, a suo sentire, vincola le due persone. Non si tratta di un amore fusivo in cui i due raggiungono o formano un’unità superiore che li integra, no. Lo stalking include la persona della vittima nelle mani del persecutore, sussumendola. La vittima è talmente risucchiata nella mente dello stalker da diventarne oggetto che egli tiene in mano, appunto.
Si potrebbe dire che quello dello stalker è un amore malato, molto ansioso ed ossessivo che attiva la pulsione di impossessamento. Lo stalker sente di perdere quella diventa la sua vittima, è stato lasciato o teme di esserlo o non può raggiungere l’oggetto del suo desiderio. Ecco che lo insegue, lo perseguita, lo asfissia. Lo vuole a tutti i costi ed alle sue sole condizioni.
In certi casi dopo una separazione si crea una situazione di depressione disperata che re attivamente suscita violenza. Lo stalking nasce da relazioni molto coinvolgenti ma malate, arcaiche, primitive. Lo stalker può spargere fin che vuole parole di amore per spiegare perché lo fa, ma in realtà non ama affatto un’altra persona. Vuole solo possederla ed il suo non è amore ma un bisogno impellente, inarrestabile, irresistibile di un grave malato.
Le vittime spesso scoprono che il loro partner è un altro da quello che avevano conosciuto e frequentato, che è un persecutore delinquente e giustamente se ne difendono e vanno assolutamente difese. Ma siccome non è mai bene avere pregiudizi, occorrerebbe chiedersi come mai avevano sbagliato così profondamente la valutazione su quel tale che da partner si è trasformato in carnefice. Ne potremo ragionare un’altra domenica.
Umberto Nizzoli